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 Cow-t 10, settimana 3, M2   Prompt: - Mitologia Cristiano-Ebraica  Fandom: Lucifer  Numero Parole: 1007


“Io ti amo…” queste le ultime parole che aveva sentito pronunciare da Chloe. E lui era lì, inchiodato su quel trono infernale che l’aveva reclamato con una potenza ancestrale.

Si era illuso di avere libero arbitrio, di poter voltare le spalle all’Inferno e invece no...era tutto pianficiato. La sua vacanza sulla Terra, Chloe...tutto un piano di suo padre.

Tocco il bracciolo ruvido e tagliente del trono, pinnacolo innalzato sulla landa infinita di desolazione che costituiva l’Inferno. Abbandonò la testa sulla mano, piangendo.

Ebbene il Diavolo poteva piangere...ora ne aveva la certezza. 

Il pensiero di quegli occhi peini di lacrime che imploravano il suo nome riuscivano a uscire dalla sua testa.

Lui, il Re degli Inferi, l’incubo di quasi ogni essere umano, credente o no, perchè tutti, tutti al mondo sapevano dell’esistenza di Satana, Apep, Fulí, Arawn, Azazel, Baal, Belfagor, Belzebù, Chernobog, Hades...tutti. Anche gli atei si ricredevano quando venivano estrapolati dal mondo dei vivi per venire giudicati da Lui. 

Eppure, il terrore dell’umanità riversava sconfitto e solo, il cuore trafitto da un Miracolo creato per farlo soffrire.


Perchè Padre? Perchè? Ho disubbidito alla ricerca del libero arbitrio e tu nonostante tutto questo tempo cerchi ancora di punirmi? La tua ira conosce confini?


Evidentemente no. Con un gesto si spogliò del suo costoso Armani, uno dei tanti vezzi umani che si era concesso in quegli anni fittizi in cui aveva indulto in ogni tipo di bassezza che la mitologia umana gli aveva affibbiato. Ed era vero, lui aveva una concezione dell’esistenza totalmente diversa dalla morale classica di quegli esseri con data di scadenza già prefissa alla nascita, ma aveva goduto dei vizi creati da loro stessi. La moda, il cibo, il sesso, l’alcool, la musica, i gatti, le belle donne, gli aitanti uomini, aveva vissuto finalmente la liberazione sessuale che incanalava l’essere umano in generi binari. Del resto si rifacevano inconsciamente alle forme di arte che non sapevano essere anche nella Città d’Argento, ma in fondo non sapevano neanche di essere stati veramente creati a immagine e somiglianza.


Tanti ci credevano e per anni li aveva trovati illusi stolti manipolati da tutto ciò che lui aveva rinnegato.

E invece era lì, schiavo della sua stessa ribellione.

Era pura essenza, libero da una forma umana, vagante in ogni angolo e centimetro del suo infinito regno infernale eppure sentiva ancora il suo cuore gonfio di dolore.

Per non ascoltare le sue stesse urla, più potenti dei suoi condannati, continuò implacabile la sua opera di ristorazione delle celle infernali, un solo pensiero in testa e gli occhi di Chloe l’unica cosa che realmente vedeva anche senza occhi.


Perchè Padre, perchè?


Per l’ennesima volta era lì. E per l’ennesima volta ringraziò il fatto di essere madre, di avere una figlia che aveva bisogno di lei, delle sue cure e delle sue attenzioni o non si sarebbe mai più mossa da quel luogo maledetto, quella terraza che l’aveva vista dire addio alla persona che amava.

Persona? Essere divino? Cosa?

Era veramente innamorata del Diavolo.

Lui gliel’aveva detto in ogni modo. 

Non aveva mai mentito no?

Le uniche volte che l’aveva fatto era stato per la sua stupidità. Ottusa, umana, limitata e non credente, non aveva mai davvero preso sul serio l’ipotesi di avere a che fare col Diavolo in persona.

Peggio, si era innamorata di lui. Aveva provato a combatterlo e si era ritrovata a sostenerlo.

E nel momento in cui aveva realizzato che nonostante tutto lo voleva davvero, era svanito.

Gremito dal suo stesso potere.

“Chloe, non dovresti essere qui.”
“Nemmeno tu Amenadiel. Hai un figlio da difendere no?”
L’angelo scosse la testa, sedendosi vicino a lei, le ali spiegate che non sentiva nemmeno il bisogno di riporre ormai.
“No, Lucy ha fatto qualcosa, lo sento. Charlie è al sicuro al momento. Capiremo come comportarci strada facendo ma ora, io e Linda siamo più preoccupati per te.”
Lo sguardo furioso di Chloe era più significativo di mille parole. L’aveva tradita del resto. E aveva tradito suo Padre confessandole di essere il Miracolo. Erano passate tre settimane e Chloe non l’aveva ancora perdonato. “Di cosa? Delle conseguenze del fatto di sapere che che sono un errore dell’Universo innamorata del Diavolo?”
“Chloe sei un Miracolo. Non un errore.”
“Non sarei dovuta essere qui. E invece sono. Esisto. Ho un lavoro. Un divorzio. Sono madre. E ho perso Lucifer perchè...perchè faceva tutto parte del piano.”

Amenadiel passò la mano sulla fronte, sconsolato. Non sapeva più quante volte ne avevano parlato, non aveva più parole sufficienti a lenire quel dolore.

“Chloe se potessi fare qualcosa, qualsiasi cos-”
“L’unica cosa che potresti fare è portarmi da lui!” si era alzata scattando, i capelli biondi sconvolti, le borse sotto agli occhi gonfie di giorni di pianto.

“Non posso Chloe, te l’ho spiegato. E anche volendo NON posso. Posso arrivare qui nel mondo terreno ma non superare i cancelli dell’Inferno, soprattutto ora che Lucifer siede sul suo Trono.”
C’era solo un modo di arrivare lì e lei lo sapeva. E l’avrebbe anche fatto, se non fosse stato per Trixie. La sua unica ragione di vita, non poteva privarla della sua mamma.

Chloe ricominciò a piangere, sentendo subito le braccia forti di Amenadiel intorno a lei.

Il profumo dell’angelo non poteva essere più diverso da quello del fratello.

“Lo so che ti manca Chloe, lo so. Lo capisco.”
“Vorrei solo che tornasse da me...vorrei solo potrerlo amare davvero...lo so che è assurdo…”
Amenadiel scosse la testa, mettendole poi le mani sulle spalle. Gli occhi di Chloe erano rossi e gonfi da giorni, l’azzurro dei suoi occhi ormai oscurato dal rossore.

“Non lo è. Tu sei un miracolo Chloe e non è un caso. Lucifer ce l’ha con nostro Padre ma lui non sa che è il più amato fra tutti sebbene la sua ribellione...e tu sei una persona vera, non sei una cosa inanimata, sei una reale e funzionante persona che soffre, per amore.”
Lei annuì, poco convinta. Era dilaniata da un senso di vuoto incredibile, come se le mancasse il cuore. 

Esausta si lasciò andare di nuovo all’abbraccio, piangendo.



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